Mitropaboy, tra i mille pregi che ho, me ne ha sempre riconosciuto uno molto importante: i miei aneddoti calcistici, nati dal mio tanto leggere da ragazzetto del calcio e dei suoi eroi, aneddoti che spesso sparo, quelle sere tutte tra uomini, quando mi chiedono "Perche' ti piace il calcio?" E' una cosa difficile da spiegare, motivi ce ne sono mille. Eppure non é facile amarlo adesso, questo lo so bene: siamo nell'era dei falsi passaporti, i rolex agli arbitri, il doping, le false fidejussioni, Moggiopoli, Moggiopoli2, Arbitropoli ecc. Non é facile nemmeno farlo nella nostra città, purtroppo da quando sono nato il Prato Calcio é in mano a quel figlio di una buona donna di Toccafondi, sempre in bilico tra la C2 e la C1 (ragazzi, in A ci é andata pure la Pistoiese...) e questo é anche brutto perché, anche se non sono mai stato un ultras, posso assicurarvi che la base di tifo ci sarebbe eccome. Eppure il calcio é anche poesia, storie di uomini (non voglio fare il retorico eh!), il calcio lo puoi paragonare alla vita (e meno male che non facevo il retorico...)...a parte gli scherzi, il calcio ha dentro di se mille cose belle, penso al Grande Torino, al riscatto di certi ragazzi brasiliani cresciuti nelle favelas (dicono niente nomi come Pele' e Garrincha?), allo stile e alle storie che racconta. Dai magiari imbattibili degli anni '50, all'Olanda "hippie" del calcio totale, al colonnello Lobanovski e il suo "calcio del futuro". E allora, come ai miei amici, voglio raccontarvi stavolta uno di questi aneddoti, una delle prime storie che mi appassionarono al "giuoco". Nel 1950, dopo tre edizioni mancate a causa della guerra mondiale, il Brasile organizzò la quarta edizione della Coppa del Mondo, facendo tornare così il torneo in SudAmerica dopo due consecutive edizioni in Europa (vinte entrambe dall'Italia, ricordiamolo.) (Po-popopopo-po-popopopopo'...)
Due furono le nazioni escluse a priori: la Germania, accusata di aver causato la guerra, e il Giappone (che probabilmente non si sarebbe comunque qualificato). E l'Italia, direte voi? No, l'Italia fu invitata in quanto nazione campione in carica e, anche se molti ci troverebbero chissà che motivi politici, per aver nascosto la coppa durante la guerra. Tra le qualificate ci furono, come dico io, un sacco di bollite: come l'India, ad esempio, esclusa poi in fase finale per il rifiuto dei giocatori di INDOSSARE LE SCARPE DA GIOCO (...) o come l'Inghilterra che, degnatasi di partecipare per la prima volta (prima i modesti e umili british si ritenevano troppo superiori per giocare col resto del mondo) e finì col perdere 1 a 0 con gli USA, risultato talmente incredibile che in Inghilterra, quando arrivarono le notizie, credettero tutti ad un errore di battitura dei telegrafi. E invece no! 1 a 0 e a casa, belli.
L'Italia andò fuori quasi subito contro avversari non irresistibili, Svezia e Paraguay, ma con molte scuse: l'anno prima infatti il Grande Torino, che dava dai 7 ai 10 uomini alla nazionale, si era schiantato sul colle di Superga. Oltre all'assenza di questi campioni, il resto del gruppo si rifiuto' di volare prendendo così un battello (fino in Brasile!). Dopo un paio di giorni i palloni erano finiti tutti in mare (vidi i filmati nell'ottimo "Sfide") (programma che straconsiglio) e quindi i nostri arrivarono la provati dal lungo viaggio, senza grandi campioni e senza pure quel minimo di allenamento.
Ora, il Brasile come immaginerete aveva bisogno di rientrare un pò nelle spese. Ma le squadre coinvolte erano poche, visto che molti paesi nel mondo si stavano impegnando a ricostruire dopo la guerra. Per allungare un pò il brodo, quei geniacci brasiliani inventarono un girone finale di quattro squadre. Per la prima volta, quindi, non ci sarebbe stata una vera e propria finale. Ci arrivarono appunto quattro squadre: la Svezia che aveva eliminato i nostri azzurri, la Spagna che aveva inflitto la seconda e decisiva sconfitta ai deludentissimi inglesi, l'Uruguay che era finito in un gironcino di due squadre appena (per il ritiro in extremis di Turchia e Olanda) e il Brasile, squadra di casa che aveva faticato un poco in termini di risultati, pur se a livello tecnico..beh, nel mondo non ce ne era per nessuno, erano tutti autentici fenomeni del palleggio.
La squadra brasiliana era trascinato da uno schema ultra offensivo, la "diagonàl" (una sorta di 4-1-1-4, credo almeno) che vedeva il suo miglior interprete in Ademir, autentico fromboliere e idolo dei brasiliani. Pensate che in Brasile avevano rimandato apposta l'inizio del CARNEVALE DI RIO alla fine del mondiale, di modo da festeggiare insieme. Avevano stampato cartoline su cartoline con su scritto "Brasile campione del mondo 1950". Molti poveri avevano scommesso sulla vittoria finale tutti i loro miseri risparmi. Avevano, insomma, fatto il mondiale apposta per vincerlo. Trascinato da Ademir, il Brasile dopo due partite del girone finale si ritrovò con un 7 a 1 inflitto alla Svezia e un 6 a 1 rifilato invece alla Spagna. L'Uruguay, che doveva giocare l'ultima contro il Brasile, fece "leggermente" peggio, pur essendo la sola, teorica, rivale: dopo un combattuto 2 a 2 con la Spagna, infatti, gli uruguagi vinsero appena 3 a 2 contro la Svezia, in una partita che a dieci minuti dal termine li vedeva sotto di un gol.
Si arrivò così al giorno della finale, al Maracana' stipato all'inverosimile (moltissime fonti attendibili dicono anche 200.000 persone e chi non ci crede non conosce la passione dei brasiliani per il futbòl) con il Brasile dei fini palleggiatori cui basta anche un pareggio per portare a casa, per la prima volta, la Coppa del Mondo nello stadio più grande del mondo. Sugli spalti, su 200.000 spettatori, appena un migliaio di tifosi uruguaiani inneggiano senza molta convinzione sperando nel miracolo. Il resto della immensa torcida si scatena in balli e cori, facendo tremare le fondamenta dello stadio.
Proprio non é in partita l'Uruguay che pur dispone di grandi campioni tra cui Schiaffino e Santamaria. Forse schiacciata dall'ambiente, o dalla fama dei brasiliani, i celesti vanno presto in paranoia e si fanno infilare dopo poco: tic, toc, palleggino, tirello di Friaca e gol, 1 a 0. Si dice che in quel momento molti uruguagi fossero agitati e presi dalla foga di pareggiare immediatamente. E si dice che la squadra fu richiamata dal suo capitano, Obdulio Varela, mediano dal cervello fino che, evidentemente, conosce bene i brasiliani. "Stiamo calmi. Difendiamoci con ordine. Lasciamoli credere." Avrà detto cose del genere, il sapiente Obdulio. E così la partita riprende e il Brasile dai, ridai, attacca e vuole segnare ancora. Negli spalti, tra i tifosi, il delirio. Giochesse, sombreri, veroniche, tacchi. Alla fine del primo tempo i brasiliani vengono salutati con ovazioni, come eroi, mentre gli uruguagi nessuno se li fila ormai più. Si sveglia l'Uruguay? Ma manco per sogno! Secondo tempo e solito andazzo, voi immaginatevi sempre più gasamento, sempre più giochesse inutili alla Denilson, e poi, e poi...
E poi.
Lancio lungo dalla difesa al minuto 65, Schiaffino riceve sulla destra, dribbla il terzino brasiliano, si invola sulla fascia. Il pubblico brasiliano trattiene il fiato (lo so, paio Lucarelli!...Carlo, non Cristiano-gol). Schiaffino converge, tira...gol! In pratica al primo tiro in porta l'Uruguay trova il pari! Ma basterà? Al Brasile basta il pari, ma non si accontenta. Come accecato dall'affronto si getta in avanti, vuole una vittoria per tutte quelle persone, una vittoria di orgoglio. Ma ci deve essere una maledizione, la palla non entra, c'é sempre uno stinco, una schiena, la mano del portiere. Dieci minuti al termine. L'Uruguay riconquista palla a centrocampo, apre sulla destra, stavolta c'é Alcides Ghiggia (grande giocatore) che dribbla, prende e va...pare Schiaffino un quarto d'ora prima, stessa zona, stesso terzino bevuto. Stesso risultato. Si accentra, i tifosi brasiliani pensano sia in pratica impossibile, il tiro va, il portiere disperatissimo si tuffa...ma non può nulla. 2 a 1. Gli ultimi dieci minuti sono surreali, il Brasile e' steso, i tifosi non cantano più e lo stadio da festante si trasforma in lutto. L'arbitro, che prima della partita aveva chiesto e ottenuto un assicurazione sulla vita e un battello pronto a partire subito dopo il match, l'arbitro appunto non ce la fa a fischiare la fine, ma poi é costretto. E' finita. L'Uruguay é, contro tutti i pronostici, campione del mondo per la seconda volta in due partecipazioni.
Quel giorno viene ricordato ancora oggi dai brasiliani come Il Disastro del Maracana', "O Maracanaço" appunto. Molti che avevano scommesso finiscono in rovina e si suicidano, alcuni addirittura dentro lo stadio. L'allenatore (non ricordo il nome Mitropa, trovamelo tu) deve lasciare il paese a furor di popolo mentre il portiere, prima che morisse qualche anno fa, raccontava tristissimo di essere sempre stato odiato per quella partita, tanto da non poter entrare in un bar senza essere pesantemente apostrofato. Anche a 40-50 anni di distanza.
Che storia eh, ragazzi. Beh, mò vi saluto, presto tornerò inviperito con la mia "attualità" e con, se vi é piaciuto, altri racconti e opinioni. Lo prometto, contate che é come se avessi aggiunto un lucchetto a Ponte Milvio (BLEAH!!! Oddio! La Moccia-mania!...)
Mi trattengo.
Ciao a tutti.
Ed ora il secondo capitolo della nostra grande opera "300(hg)"