Molti di voi si saranno detti: “ma finisce così?” A molti di più non sarà semplicemente fregato un cazzo. Comunque no, non finisce così, potrebbe continuare all’infinito. Ma non lo farà. Per ottimi motivi verranno riportate, più o meno sinteticamente, solo 10 categorie di clienti 10. Sapete com’è… ci passo già diverse ore al giorno. Doverne parlare anche a casa… un po’ rompe le balle. A voi.
5. Il Simulacro: Esiste una particolare forma di vita, dalla consistenza apparente di un ologramma. Essa si muove fra termini incomprensibili e frasi contorte senza aver la benché minima idea di ciò che stia dicendo. Questi individui affetti da glossolalia hanno le caratteristiche tipiche degli opinionisti televisivi da due centesimi e la pomposità di vecchi gerarchi borbonici. Sono quei clienti che infarciscono i loro discorsi con termini tecnici inappropriati o del tutto errati nell’estremo tentativo di dimostrare la propria competenza. La loro necessità di sentirsi accettati, di poter parlare ponendosi sullo stesso piano dell’operatore nel tentativo di legittimare il proprio ruolo è patetica. A volte chiamano semplicemente per aver conferme. Solitamente questi clienti scelgono un tema, ad esempio “connessioni: utilizzo del protocollo di trasferimento dati 3G” ed iniziano a svolgerlo come se stessero fornendo informazioni sconosciute, ottenute per vie traverse, segreti di Stato o formule alchemiche riservate ad i soli adepti di qualche setta satanica minore; cose folli. Quando l’operatore li spiazza interrompendoli con la frase: “Si, ma cosa desidera? Non riesce a connettersi alla rete? Non riesce a visualizzare le pagine web? Sta tentando di mutare l’acqua in vino? È forse alla ricerca della pietra filosofale? Come posso aiutarla?” Il simulacro s’indigna. Ritiene che l’operatore non sia in grado di fornire il servizio richiestogli poiché troppo gretto, sicuramente una persona non avvezza alle disquisizioni tecniche e poco incline all’apprendimento. Tuttavia il simulacro non demorde e con un tono rassegnato indica “Non posso visualizzare le pagine web… da tre giorni”. “Ascolti, che browser sta utilizzando?” “Cosa?” “Che navigatore ha? Explorer, Firefox, Opera, Safari, Netscape, Camino... Mosaic, Gnu IceCat, Amaya, Cyberdog…insomma, cosa diavolo utilizza per visualizzare le pagine web?” Il Simulacro è frastornato… investito da una mole di termini sconosciuti si rende conto di essere in una posizione difficile. Come tirarsene fuori? La maschera del “guardi che non sono uno sprovveduto” è caduta e la sua idea di “comunicazione alla pari” vacilla paurosamente. “Guardi, io schiaccio il tasto blu… e mi collego…” “Il tasto blu? Per caso quel ‘tasto’ ha la forma di una ‘e’ minuscola, tipo la ‘e’ di Explorer?” “Si, ecco ho quello lì…” “Per caso, lo dico così, in buona fede… sono sicuro che se ne sarebbe già accorto, ma sa, a volte sono proprio le cose semplici ad esser date per scontate… se apre la tendina ‘File’ di explorer… verso il fondo della tendina, ha mica un segno di spunta accanto alla dicitura ‘non in linea’ vero?” “Dov’è ‘File’? Non lo vedo…” Ora il simulacro ha perso completamente la sua lucidità ed è in balia degli eventi. Se dovesse far atterrare un aereo passeggeri sotto il diluvio universale o la contraerea nemica su di una pista non illuminata e guidato esclusivamente da un operatore della torre di controllo si sentirebbe più a suo agio. Dopo alcuni minuti di duro lavoro il cliente è finalmente riuscito a configurare il suo navigatore sullo stato ‘in linea’ e riesce a visualizzare anche i filmati di Pornotube. Resta l’annoso problema di recuperare l’incredibile figura di merda appena fatta, La pezza più comune è una sviolinata di complimenti e ringraziamenti indirizzati all’operatore… l’alternativa è la chiusura rapida della chiamata senza neanche salutare. A colleghi ed amici racconterà che “forse non tutti sanno che” a volte le pagine web non si vedono perché bisogna impostare il BRAUSER on-lain, operazione complicatissima e delicata che necessita di anni di studio e ricerche in rete impossibili tuttavia in modalità off-line.
6. Il Pretenzioso: “Viviamo nella società dell’apparenza”. Sembrerebbe una frase fatta o comunque una constatazione tanto amara quanto scontata, seguita a ruota da “Non c’è più la mezza stagione” e “Signora mia, non c’è più religione”. Tuttavia, resta difficile accettare che molte persone siano talmente rincoglionite dalle massicce dosi di pubblicità da perdere ogni barlume di buon senso. Da anni non seguivo più Mtv, ma da un paio di settimane a questa parte mi sono imposto di sorbirmi almeno 60 minuti di trasmissioni programmate dalla suddetta rete in modalità ‘random’ completamente a casaccio.Mi è risultato impossibile non notare che i video musicali sembrano sponsorizzati dalle case produttrici di telefoni mobili. Una volta guardavo i video dei rapper per vedere i culi delle ballerine che si agitavano, sodi, riempivano lo schermo televisivo con una ventata di erotica volgarità… oggi vedo solo Nokia, Samsung, HTC e compagnia bella agitarsi davanti alle telecamere assai meno sinuosamente dei bei culi legati ai ricordi della mia adolescenza. Sia chiaro, nei display dei telefonini c’è sempre un culo che si agita, ma è più piccolo e forse anche meno aggressivo di un tempo. Ma perché se in un video musicale si vede una splendida ragazza praticamente nuda avvicinare con movenze feline un giovane uomo, questi non trova nulla di meglio da fare che tirare fuori il suo telefonino nuovo di pacca per riprenderla? Ma come? Ma ti sei rincoglionito? Ma cazzo, fagli un sorriso… abbracciala, baciala, mordila… mettigli una mano sul culo… “Caruso, strappagli la filanca delle mutande! Caruso! Le mutande!” fa qualcosa di sensato o di spiritoso… no, estrae il telefonino… boh? Non mi è ancora chiaro se il telefonino abbia qualche tipo di valenza erotica, l’unica cosa che mi viene in mente è la modalità “silenzioso con vibrazione” ma ci dovrà pur essere qualcuno che chiami, oppure nasce l’esigenza di avere due apparecchi. Ma molti di voi si staranno chiedendo: “si, ma che c’entra?” C’entra, ma l’introduzione a questo tipo di cliente, il “Pretenzioso” appunto, necessita di un’ulteriore riflessione: quanti di voi si recano da anni ad acquistare il pane nello stesso negozio? Molti immagino. Avete mai preteso che vi regalassero un chilo di pane? Così, per il semplice motivo che da anni andate in quel negozio? Alcuni di voi avranno un meccanico di fiducia, uno di quelli che “messi alle strette” vi risolve un problema al volo. Magari andate in quell’officina da anni, avete mai preteso che vi regalasse un’automobile o un cambio olio o un pieno di benzina? Siate sinceri, immagino di no. Nessuna persona sensata lo farebbe. Se uno compra il pane in quel negozio è perché gli piace il pane di quella bottega. Se uno va da quel meccanico, è perché si trova bene e si fida del lavoro che quel meccanico svolge, nessuno lo obbliga. Perché un panettiere o un meccanico dovrebbero regalarvi qualcosa per il semplice fatto che esistiate? La risposta è: per nessun motivo. Tuttavia, nel caso abbiate avuto dei dubbi nel rispondere a questa semplice domanda, sappiate che potreste essere potenzialmente inseriti nella tipologia del cliente “Pretenzioso”. Il cliente pretenzioso è un personaggio che esige un dono. Attenzione, non lo chiede… lo esige. Questi clienti non ragionano normalmente, hanno sostituito alla consueta regola di causa – effetto la regola più evoluta: causa – Marketing – effetto. Ad esempio: l’acqua ad una pressione di una atmosfera, bolle a 100°C, ma bollirebbe sicuramente ad una temperatura inferiore se le si facesse un regalo, a dimostrazione che le siamo profondamente affezionati, chiaro no? Siccome questi individui sfortunati sono particolarmente sensibili a qualsiasi operazione commerciale, essi vivono nel fatato mondo creato dalla pubblicità. Il senso critico di queste persone è prossimo a zero e molti di loro sono davvero convinti che i gestori telefonici possano permettersi di far chiamare gratuitamente i propri clienti. Solitamente bramano un telefono nuovo e chiamano l’assistenza clienti per informarla di questa perentoria esigenza. Con i pretenziosi c’è sempre di mezzo un conoscente, un amico, un famigliare, un collega, insomma c’è sempre qualcun altro che ha ottenuto qualcosa di splendido a lui fino ad ora negato. “Ieri, voi avete chiamato mia moglie, gli avete detto che può prendere un telefono gratis. Io, sono con voi da più di 10 anni e non mi avete mai dato niente! Voglio il telefono anch’io!”. Fanno i capricci! Vogliono anche loro il telefonino, poveracci, hanno pagato per anni un servizio che hanno usato ed ora bisogna ricompensarli. Potrei capire se avessero pagato per anni un servizio inutilizzabile, ma dal momento che il telefono non fa spendere nulla se non si fanno chiamate, è evidente che se hanno pagato, lo hanno fatto utilizzando un servizio. Ieri ho chiamato il servizio clienti AlfaRomeo, volevo testare questa logica perversa. Ho esordito dicendo: “Salve, desideravo informarvi che da qualche anno sto utilizzando un vostro veicolo, precedentemente ho sempre avuto vetture costruite dal gruppo di cui fate parte. Se non mi farete dono di una macchina nuova, passerò alla Wolksvagen.” Dall’altra parte del telefono ho percepito una certa titubanza, quasi un senso di smarrimento e quindi la frase più sensata che abbia mai ascoltato “Sta scherzando, vero?” “Ovviamente si, desideravo avere informazioni sul summer chek-up…” La chiamata si è conclusa nell’ilarità generale, con mutua comprensione e scambi di reciproche cortesie.
postato da Mitropa Boy # 1:37 PM
23 giugno 2008
Pitoff Chi siamo (prima parte)
“Buonasera, sono Mr.X come posso esserle utile?” Certo dietro a questa frase possono nascondersi baratri di nefandezze, inquietanti visioni post belliche, soldati in trincea sventrati da rudimentali ordigni lanciati dalle file nemiche. Odore di rancido, bocche digrignate al plenilunio e gas venefici. Due anni, forse di più… non ricordo bene quando questa situazione mi s’infilò sotto cute. Iniziai quasi per scherzo, come molti ragazzi della mia generazione, per provare qualcosa di nuovo, qualcosa di forte. Ormai le bevute con gli amici e qualche canna non erano più sufficienti per sedare la bestia interiore che si celava fra il chiasma ottico e la ragione. L’urgenza di fare finta di avere un lavoro in attesa di qualcosa di migliore, insomma arretrate crisi post adolescenziali mai realmente risolte, diciamo che tutto ebbe inizio per un insieme di sfortunate circostanze. Mi presentai ad unCall Center e trovai impiego presso un’azienda affaccendata nella terziarizzazione di uno dei colossi delle telecomunicazioni. Dopo tutto c’è un solco di profonda dignità ad argine degli operatori che “vengono chiamati” rispetto a quelli che “chiamano”. Quelli che chiamano, devono vendere… devono stipulare contratti, sono poveri cristi con la spada di Damocle sulla testa. Sospesi fra un “vaffanculo” ed un mancato rinnovo contrattuale. Chi invece viene interpellato, solitamente deve risolvere un problema o fornire informazioni, oppure entrambe le cose. Sia ben inteso, anche quest’ultimo è un povero cristo che teme per il suo futuro, ma almeno inizialmente l’idea di un mancato rinnovo contrattuale non è una cosa così spaventosa… anzi, potrebbe rivelarsi come l’incipit forzato di una nuova vita. Una vita tutta all’insegna dell’avventura, fra letti di carta stampata, ponti e panchine pubbliche di giardinetti pubblici, insomma la totale e piena autorealizzazione. Così con il tempo, ti adagi, diventi dipendente dal tuo lavoro ma non dipendente dell’azienda e la prospettiva di un mancato rinnovo si trasforma in un orribile mostro dal ghigno oscuro e perverso, pronto a coglierti di sorpresa a causa di un attimo di distrazione. In due parole “diventi vulnerabile” e prendi coscienza giorno dopo giorno della tua natura di “essere finito” con una ironica duplice accezione. Intanto gli anni passano e quando esci dal lavoro sei così stanco che l’ultima cosa a cui riesci a pensare è cercare un altro lavoro. Inoltre vieni pubblicamente denigrato anche fuori dall’ambiente lavorativo con frasi del tipo “sei uno di quegli stronzi che…” oppure “lo sapete che date un servizio di merda?”. Poco male, se il mio stipendio fosse anche solo paragonabile a qualcosa di dignitoso, ma vedete, quelli come me non possono essere ingaggiati dai “colossi delle telecomunicazioni”, quelli come me devono passare dalle aziende interinali, l’anticamera dei trapassati prossimi. Le aziende di lavoro interinale non danno scampo, hanno tutti i dati dei tuoi orari dall’azienda per cui lavori… ma non gli basta, ti costringono ad inviare il foglio delle tue presenze via fax. Una volta non lo ricevono, un’altra volta si sono sbagliati, un’altra volta ancora manca una firma o non ti hanno calcolato le ferie, un’altra volta te ne sei dimenticato tu e nel frattempo il tuo stipendio è volato al minimo salariale con importi da fame nel mondo (perché non hanno potuto fare i conti, e pensa, è colpa tua!). Ma questo al “colosso” non importa, perché in effetti lui (il colosso) paga per intero il tuo lavoro e le questioni fra lavoratore ed azienda interinale non figurano come voci in bilancio, anzi paga di più proprio per non essere costretto ad interessarsene. Quindi il colosso esige. Esige cose assurde, ma dal momento che paga le esige, anzi a ben vedere, ha persino il dovere di farlo. Non ho ancora fatto cenno alla parte più interessante di questo lavoro: la clientela. Per chi come me, si occupa del servizio clienti, ed in particolar modo dell’assistenza tecnica, si apre un arcobaleno di nuove esperienze. Tutti voi avrete un Pc, i più fortunati o scaltri un Mac. Molti di voi conosceranno quello splendido sistema operativo che prende il nome di Windows. Come il più evoluto dei virus, questo software tende a mutare nel tempo divenendo sempre più complesso e pericoloso. Dal 1995 esso si è trasformato in un numero di varietà incontrollate: 95 – 98 – 98SE – ME – 2000 – XP ed infine il temutissimo Windows Vista. Ho volutamente tralasciato le sottovarianti “Home” e “Professional” oppure “Premium” ecc, così come ho trascurato le varianti “di nicchia” o “dedicate” come il 2003 per i server, oppure gli aggiornamenti “service pack - N”. Non basta, mentre per più di dieci anni Microsoft spadroneggiava sul mercato sovvenzionando orge di cervelli per permettere l’uscita di nuovi (e se possibile sempre meno stabili) sistemi operativi, in Italia, l’utente di telecomunicazioni medio aveva finalmente imparato ad inviare e leggere gli sms. L’inevitabile tracollo avrebbe preso forma con l’avvento della tecnologia basata sui protocolli GPRS. Una tragedia! Riassumendo: gli operatori sono demotivati, oppressi da richieste assurde e mediamente sottopagati, molti di loro senza un futuro certo nonostante i lunghi e tediosi trascorsi scolastici. I clienti hanno mediamente difficoltà ad inviare e ricevere sms, un attestato di terza elementare incorniciato nello sgabuzzino ed il più delle volte il loro telefono cellulare viene utilizzato come zeppa sotto il tavolino claudicante del soggiorno, ma dal momento che oggi, costa meno acquistare un PC che andare a cena in una pizzeria, si ritrovano circondati da oggettini assolutamente sconosciuti che prometto loro mari e monti. Nitroglicerina pura! Una conversazione telefonica per poter permettere ad un cliente l’invio e la ricezione di un MMS potrebbe durare anche più di 20 minuti e concludersi con un disperato:“Si rivolga all’assistenza presso un centro specializzato”. Fra i motivi di maggior tensione, vi è l’inserimento, nelle stringhe di configurazione, di simboli come questo / (slash) oppure questo # (cancelletto)… addirittura le “virgolette” possono essere motivo di inquietudine. Questo permette di delineare i seguenti profili cliente:
1. L’intrepido: Solitamente apre la chiamata con la frase, “Io non ne capisco nulla di queste cose” e conclude la chiamata con la stessa frase. Gli intrepidi non guardano in faccia nessuno e sono sordi alle indicazioni del consulente, potrebbero tranquillamente evitare di chiamare ma, dal momento che sono convinti di pagare il servizio di “assistenza clienti”, si sentono in dovere di farlo. Chiamano anche 2, 3, 5, 9 volte nell’arco di sei ore, lamentando l’impossibilità di ricevere un mms fondamentale per la salvezza dell’intera umanità, spedito direttamente da Dio. Solitamente contattano dalla stessa linea telefonica oggetto dell’ipotetico disservizio, cosa che rende inutile la chiamata. Ovviamente al cliente lo hanno detto: “Guardi che ci deve contattare da un altro apparecchio”. Nulla, ad ogni contatto il cliente adduce motivazioni nuove e stravaganti: pioggia, maltempo, naufragi, slavine, lo Yeti, Babbo Natale, gli alieni… “Non riesco mai a ricevere gli mms quando le locuste assassine invadono il mio villaggio…”. “Non posso chiamare da un’altra utenza, mi è rimasto un braccio incastrato nel finestrino della macchina e anche se mi sporgo non arrivo al telefono che vedo sul sedile posteriore”, cose di questo tipo insomma. Con questi clienti non ci sono alternative e non servono neanche le minacce, ci si può solo appellare alla scarsa durata della batteria del cellulare. Resta comunque la possibilità che vengano dilaniati dalle locuste assassine.
2. Il Determinista: Il determinista è un cliente che ha già tutte le risposte. Egli conosce il motivo per il quale non riesce ad utilizzare il servizio mail dal suo telefono, conosce anche il motivo per cui gli sms gli arrivano con qualche ora di ritardo… In realtà contatta l’assistenza clienti per informare l’operatore che è a conoscenza del turpe inganno perpetrato dai gestori delle telecomunicazioni nei confronti della clientela inerme. La chiamata tipica per questi individui si apre con la puntuale descrizione del problema, segue quindi la dichiarazione: “Ovviamente è colpa vostra!”. Quando però si chiede al cliente quale sia il suo account mail, la risposta solitamente è: “Non mi parli strano, cos’è sta roba?”. In questi casi il consulente si trova in una situazione difficile, innanzitutto è ovviamente al soldo dello stesso operatore che vessa i suoi clienti e pertanto non attendibile alle orecchie del cliente, inoltre l’inquietante risposta alla domanda sull’account induce l’operatore a mantenere un certo riservo sulle conoscenze informatiche del cliente e in effetti, ad ulteriore approfondimento, si scopre che il “determinista” non solo non ha una casella mail attiva, ma non sa neanche cosa sia e tiene il cellulare in linea 24 ore su 24. Quindi si opta per la psicologia inversa, poiché se si chiedesse al cliente di spegnere e riaccendere il cellulare non lo farebbe, penserebbe che l’operatore si stia inventando un modo poco originale per chiudere la telefonata, si tenta con una frase ad effetto, scandita con un velato tono preoccupato: “Ma non avrà mica spento e riacceso il telefono, vero?”. Quindi s’ingaggia un duello psicologico informandolo su tutte le cose che non dovrebbe fare (le farà tutte!) compreso il “Non apra un account mail, altrimenti saremo costretti a lavorare per configurarlo sul suo telefono!”. Il determinista è un osso duro, diffida del mondo intero. Immagino queste persone davanti ad un neurochirurgo, per una visita, esordire con frasi del tipo “Ho ovviamente un cancro al cervello” con il dottore che, scotendo il capo mentre stringe il referto della tac in mano, sussurra “…le assicuro che è solo una leggera forma di emicrania…”. “Certo, so come siete fatti voi neurochirurghi! È già il quarto che mi dice la stessa cosa! Solo perché non volete operarmi!”.
3. La Squadra: La squadra è costituita da un minimo di due fino ad un massimo di qualche decina di persone. Una di queste è incaricata di parlare con l’assistenza clienti, le altre tentano di mettere in pratica ciò che l’assistenza indica. Supponiamo di dover configurare un PC per la connessione remota ad internet attraverso l’impiego di un telefono cellulare: il primo contatta l’assistenza e parla con l’operatore, il secondo è seduto davanti al computer, il terzo si occupa del cellulare, mentre il quarto è impegnato nella verifica di eventuali errori di comunicazione fra il primo ed il consulente. Un quinto si preoccupa della sussistenza portando le provviste in una piccola bisaccia appesa al collo. Un sesto è seduto accanto al secondo per indicargli i menù a cui accedere sul computer, riveste il ruolo dell’esperto ed è solitamente un membro della famiglia. Il settimo massaggia le spalle del terzo, quello impegnato nel controllo del cellulare. Talvolta il settimo si rivolge al quinto per invitarlo a porgere delle provviste al terzo poiché si sente debole, logorato dalla tensione causata dal ruolo che ricopre. L’ottavo guarda la televisione e saltuariamente emette frasi sconnesse formate da termini improbabili per distrarre i rimanenti membri del gruppo, con particolare riferimento al quarto che, dovendo verificare il dialogo fra l’assistenza clienti ed il primo membro, spesso chiede al collega di farsi ripetere parzialmente o interamente la frase proferita dall’operatore. Il nono personaggio fa la spola fra il quarto ed il secondo riportando le indicazioni che questi dovrà mettere in pratica sul computer sotto la sorveglianza del sesto. Naturalmente il decimo opererà in modo analogo fra il primo ed il terzo. L’undicesimo è vestito da arbitro e corre continuamente in mezzo alla squadra verificando che le operazioni vengano eseguite correttamente e può fermare il gioco se riscontra irregolarità. Nulla ferma la squadra, neanche le più impervie limitazioni ambientali. Muri, porte chiuse, corridoi, fossati, catene montuose, mari, oceani… nulla. Quando il numero dei componenti è limitato a due o tre individui, allora le costrizioni ambientali acquisiscono rilevanza sempre maggiore. È possibile sentirli urlare da una stanza all’altra mentre ripetono in malo modo le parole che gli hai appena detto: “Dice di andare su start, poi sul cammello di controllo e cercare opposizioni modes e telefoni” mentre da molto, molto, molto più lontano un’altra voce risponde “Stat? E dov’è sto stat?”. Presto o tardi scriveranno saggi sul gioco “il telefono senza fili” e si batteranno per far diventare questa attività una disciplina olimpica. Dopotutto ci sono riusciti con il Curling. 4. Il Meschino arrogante: Gli arroganti sono una categoria a parte, essi non chiedono, esigono. Per questa rara forma di vita incapace di portare rispetto per chiunque, gli operatori provano una profonda avversione ma sono costretti a simulare il rispetto dovuto a qualsiasi cliente. Ovviamente arroganza ed ignoranza vanno a braccetto, per cui non è così difficile umiliarli, spesso fanno tutto da soli. Come nella chiama riportata di seguito… tutta farina del sacco del sig. Pinco Pallino, buona lettura: “Buona sera, sono… come posso aiutarla?” “Buona sera, mi faccia un accredito di un euro!” “Perché?” “Me lo hanno sempre fatto!” “Capisco… perché?” “Mi faccia parlare con qualcuno che conta qualcosa!” “Mi scusi, ma lei chi è?”. È arrivato il merendero! “Sono il signor Pinco Pallino, un vostro cliente da 30 anni” Trent’anni fa non esistevano i cellulari, c’erano i telefoni con la rotella piantati nel muro, idiota. “Avanti mi faccia questo accredito! Non ho tempo da perdere” “Potrebbe prendere in considerazione l’opportunità di effettuare un’operazione di ricarica” “Ma come si permette? Pensa che se potessi ricaricare la chiamerei? Mi faccia parlare con il suo capo!” “Spiacente, non posso farlo” “Perché?” “Al momento non è reperibile” Ma che fa? Mi ruba le domande? “Figurati! Un altro cretino!”. Si, un cretino che conosce il tuo nome e cognome, il tuo codice fiscale, il tuo indirizzo e quali numeri amici hai inserito nel tuo profilo tariffario… un cretino che potrebbe decidere per esempio, di comunicare alla signora Pinca Pallino (primo fra i numeri amici) che il terzo numero è quello della signorina Lolly Lolly, alla quale telefoni spesso, anzi con cadenza settimanale… tutti i giovedì noto. A giudicare da quello che vedo, la signorina ricambia le chiamate con degli sms e mms… una signorina di circa 25 anni, li compirà il 27 Marzo e non è tua figlia, ha un altro cognome. La signora Pinca Pallino invece ne ha 38 e tu gentile, anziano cliente, tu ne hai ben 45. Chissà che cazzate racconti a tua moglie… “cara, il giovedì lo sai che ho il poker con gli amici…” o magari è il torneo di calcetto… Qualunque cosa sia, ora i bollori te li faccio passare io! “Mi perdoni, potrebbe fornirmi il suo numero di telefono cortesemente?” “Perché? Non lo vedi?” “Si, ma vede… noi dobbiamo assicurarci che chi ci contatta sia l’intestatario della linea, non ha idea di quante mogli chiamino, o facciano chiamare l’assistenza clienti per conoscere il traffico telefonico dei propri mariti… come immagino saprà, in questi casi la prudenza non è mai troppa…” “Certo, ha ragione…” “Lo so che ho ragione, guardi, facciamo una cosa, mi fornisca il suo nome e cognome, la sua data di nascita, il suo codice fiscale ed il suo numero telefonico, naturalmente” Ti tengo per le palle, arrogante pezzo di merda! “Certo, dunque, il numero è… la data di nascita è… il codice fiscale, aspetti lo leggo, eccolo…” Andiamo già meglio, iniziamo a dare del “lei”… bravo. “Perfetto, dunque… mh… ascolti, purtroppo questa linea potrebbe non essere intestata a lei.” “Come no? E a chi è intestata?” “Mi spiace, non posso fornire questa informazione” “Ma è una donna? Potrebbe essere mia moglie… ma non è possibile! Uso questo numero da anni!” “Guardi, purtroppo non posso essere più preciso, comunque la informo che l’intestatario di una linea può richiederne tutti i dati, compresa la visione del traffico in chiaro e le indicazioni delle numerazioni amiche. La inviterei a tal proposito a richiedere conferma dell’anagrafica legata a questa utenza presso un nostro punto vendita dove, nel caso in cui i dati non dovessero essere corretti, potrà procedere gratuitamente all’intestazione a suo nome.” Ora non sei più arrogante? Non vuoi più parlare con il capo? Ora strisci in una palude di fobie, se tua moglie sapesse… se avesse avuto dei dubbi e avesse richiesto i dati della tua linea… se una sera tornando a casa trovassi solo un biglietto con scritto “vado a stare da mia madre, ho portato con me le bambine. Porco!”… chissà se vorrai ancora il tuo fottuto euro… Come dicevano i replicanti – è brutto vivere nel terrore… vero Dekar?- “Va bene, grazie… lo farò” “Si figuri, magari si tratta solo di un problema di mancato aggiornamento… ma a scanso d’equivoci e visto che è gratuito…” “Si, guardi, grazie è stato gentilissimo…” “Ci mancherebbe, a proposito dell’accredito… non posso procedere. Temo che dovrà ricaricare”. Sei un minchia! Sei la protesi della tua stessa minchia! “Va bene… grazie lo stesso buona sera…” “Grazie a lei per averci contattato, buona sera” Questa notte dormirai a fatica e domani, durante l’intervallo del tuo squallido lavoro, correrai in un punto vendita. Trafelato mostrerai un documento ed il tuo codice fiscale, chiederai se quel numero è intestato a tuo nome, quando il commesso ti dirà di si, sarai l’uomo più felice al mondo… povero insetto! Gli arroganti perdono sempre… spesso il loro tempo, molto più frequentemente la loro dignità.
postato da Mitropa Boy # 2:04 AM
09 giugno 2008
MitropaBoy Diavoloni!!! (Don't mess with the devil...)
Piccola annotazione per i naviganti non usual di Bradas. Molti ultimamente avranno fatto visita alle nostre gialle pagine per un link della STAMPA.it, link posto in un simpatico articoletto riguardante satanisti, cadaveri in busta e teschi ghignanti ritrovati nella nostra verde Toscana, più precisamente in zona Prato. Niente di cui preoccuparsi insomma. Si fa quindi riferimento a "Tartarini Quotidiani", il nostro documentario demenziale sul satanismo che nasce negli spazi di quel dell'ex-convitto menzionato nell'articolo, luogo in cui pare si ritrovasse questo simpatico gruppo di adoratori del diavolo (si offenderà se lo scrivo minuscolo?). Che dire? Questo é l'articolo in questione, e con un po' di pazienza girovagando per il sito riuscirete a trovare pure il nostro documentario. Un saluto al Sig.Diavolo (nella foto) che ci segue sempre! Speriamo 'sti satanisti abbiano un minimo di senso dell'umorismo...
postato da Mitropa Boy # 11:48 AM
01 giugno 2008
Mitropaboy Capolavori e minchiate!!! (l'instancabile catena di montaggio hollywoodiana)
Siamo fermi da un po', sia sul piano fisico che psicologico, diciamocelo...ultimamente ci sa una voglia... Questo tempo ci é comunque servito per dedicarci ad una delle nostre principali passioni, ovvero il cinema. Non ce li siamo fatti scappare, "Gomorra" ed "Il Divo" ci hanno rimesso in pace col cinema italiano, cinema italiano che ha dimostrato di valere ancora molto quando non si appiattisce nelle solite blande storielle d'amore o nei continui racconti sulla resistenza ed il fascismo...in fondo la storia é andata avanti e ci ha dimostrato che di argomenti da imprimere su pellicola ce ne sono se si ha solamente voglia ed un minimo di palle da spendere...c'é carenza di palle in Italia, ve n'eravate accorti? Spostandosi sulla sponda del puro intrattenimento bisogna dire che i nostri cari ed odiati yankee si stanno facendo in quattro per soprassedere ad una evidente carenza d'idee, tutto questo però non é male per il mondo nerd. Ammettiamolo, l'ondata di sequel che da un po' di anni a questa parte a preso piede non ci sta del tutto disdegnando, da Rocky a Indiana Jones (criticabile rispetto ai precedenti capitoli ma sempre adorabile), passando per Rambo ci siamo tolti delle belle soddisfazioni, e pensare che l'argomento sequel é solo la punta dell'iceberg... Pensiamo solo al fatto di come senza vergogna le case di produzione hollywoodiane stiano raccogliendo ciò che i fumetti, i cartoni animati ed i videogiochi hanno seminato senza sosta nelle ultime decadi, senza parlare delle serie televisive condensate in film di un' ora e mezza!
E' un passaggio più che naturale in fin dei conti, come essere bambocci ed assistere alle puntate di "Go Go Mach 5" (vi dice nulla la macchina sulla sinistra?) e diventare adulti andandone a vedere la trasposizione cinematografica (tra poco in uscita) col nome di "Speed Racer" diretto dai fratelli Wachowski (proprio loro, quelli di Matrix). Ci toglieremo ancora molti sfizi, primo su tutti il prossimo capitolo di Batman ("The Dark Knight") di Chris Nolan, che più di Tim Burton ha saputo omaggiare le atmosfere di Gotham City (si, ammettiamolo, non c'é partita...), andremo incontro a monumentali blockbuster (ma solo in apparenza, non sottovalutate mai l'occhio del regista!), dal sequel di Hulk ai film su Wolverine, Magneto, Thor (c'é chi dice sarà Bred Pitt ad interpretarlo, se non addirittura il wrestler Triple H...) e la J.L.A., vedremo "The Watchmen", ovvero il film di una delle più belle ed idolatrate graphic novel di Alan Moore e David Gibbons (chiedetelo al Times Magazine se avete dubbi), diretto da "Mr.300" Zack Snyder, un regista che già con "Dawn of the dead" aveva fatto breccia nel mio cuore. In spicciolata ricordiamo che anche gli amanti del videoludico avranno le loro soddisfazioni, da Castlevania, progettato da quel mostro arcidiscusso di Paul W.S. Anderson, ad Halo (onore a Peter Jackson!), da Max Payne, interpretato da Mark Wahlberg, a Metal Gear, che sarà diretto da Kurt Wimmer, già dietro a progetti assai acerbi come Ultraviolet ed Equilibrium, spero molto in Kojima e non dico altro... Insomma, questa volta più di altre si può dire che il cinema sia diventato la fabbrica dei sogni...perché diciamocelo, per chi é cresciuto con gli eroi dei fumetti ed i cartoni può essere soltanto un sogno che si avvera vedere i propri miti sul grande schermo. Ma c'é qualcosa che non vi ho detto, un titolo su tutti che mi ha fatto salire un brividone lungo la schiena, si, ora lo dico...i G.I.Joe!!! Si ci sarà anche il film su questa strafortunata serie di fumetti, cartoni e giocattoli!!! Il cast é molto discutibile al momento, e molti fan sono rimasti col culo a terra anche se al momento Dennis Quaid nel ruolo del Generale Hawk, Dwayne "The Rock" Johnson nel ruolo di Shipwreck e Sienna Miller in quello della Baronessa salvano un po' la baracca.
Qui sulla sinistra vi potete gustare il mitico Snake-Eyes in versione grande schermo (interpretato da Ray "Darth Maul" Parker), non male vero? Aspettate, possono sempre smentirci. Con grande tristezza apprendo in fine che uno dei più grandi ruoli di tutta la serie, il mitico ed unico Comandante Cobra (capo indiscusso ed indimenticato dei cattivi), sarà affidato ad un certo Joseph Gordon-Levitt, un ragazzetto che (udite udite!) già dal prossimo anno sarà impegnato nelle riprese di Akira (si, bravi, il capolavoro di Otomo reso in film, ce n'era bisogno? Ne riparleremo). Anche questa volta i produttori ed il regista hanno optato per omologare tutti i personaggi del film con attillatissime tutine nere (mi chiedo se questa pessima scelta non ci avesse già abbastanza stroncato le palle con gli X-Men...), pare una cosa da poco ma sui forum americani c'é chi si é già inalberato per la scelta. La cosa pricipale che ci preoccupa però é il regista: Stephen Sommers, autore di cose come la saga della Mummia e del Re Scorpione, o come Van Hellsing! Insomma in conclusione i presupposti per la cazzata del secolo ci sono tutti, ma l'importante é che questo film nel bene o nel male ci sarà come tutti gli altri precedentemente elencati, e state tranquilli che ne riparleremo.
Per il momento vi lascio alla splendida sigla dei titolo di testa del lungometraggio animato dei G.I.Joe datato '87, una sigla che ha quasi i toni da musical, giusto per farvi capire che adorabile parrinata yankee fosse questo prodotto. Mi chiederete a questo punto perché lo guardassi. Beh, é semplice, io facevo il tifo per i Cobra.